“Il Rinascimento a Roma”, viaggio tra la luce e i colori della rinascita pittorica
Dopo la Mostra su “Il ‘400 a Roma”, che aveva delineato il quadro in cui le opere artistiche riacquistavano connotazione forte ed essenziale dopo i momenti infausti del Medioevo nei nomi di Donatello e Perugino, a Palazzo Sciarra arriva la Roma del ‘500, dove la pittura diventa superba e magistrale, con la scuola di Raffaello e Michelangelo.
In mostra fino al 12 Febbraio, l’itinerario proposto nello storico palazzo di Via del Corso propone quadri che invadono lo spirito per la forma, per la ritrovata vena artistica volta alla bellezza pura e netta della pittura, data dai colori e i contrasti di ritratti e scene legate alla Cristianita’.
La forma che all’occhio odierno vince la sostanza, ma all’epoca andava con essa, donando in forma artistica anche quella ritrovata voglia di una identita’ cattolica che unisse il popolo nel nome di Dio e del suo messaggio di fede. La Roma ritratta sugli sfondi delle opere e vissuta dagli artisti che vi risiedevano e’ una Roma piena di luce e con prospettive di prosperita’ e amore indefinibili.
Ecco che le luci divine che vediamo nei quadri, non sembrano poter essere soltanto frutto di pura e grandiosa tecnica, ma anche di una profonda fede e volonta’ di spirito. Nelle opere che qui troviamo di Francesco Salviati, di Sebastiano del Piombo, di Lorenzo Lotto, Di Baldassarre Peruzzi e ovviamente di Raffaello Sanzio c’e’ qualcosa che si avvicina alla fede piu’ di qualsiasi sermone. C’e’ la luce. Non una luce.
La differenza sostanziale, tra l’arte di quest’epoca, a Firenze come a Roma (da Botticelli a Filippino Lippi, che possiamo ammirare nelle vicine stanze delle Scuderie del Quirinale, ai grandiosi pittori che si trovano nelle stanze del Palazzo Sciarra), e l’arte del resto della storia artistica mondiale, e’ proprio nella valenza spirituale delle opere, che in pochi possono afferrare. D’altronde nei quadri come negli affreschi, la lenta diffusione della luce per diagonali si confonde con i contrasti lievi e graduali dei rossi e degli scuri, incavando tra di essi lenzuoli e volti, mani e corpi, espressioni e paesaggi. Tutta l’opera, qualsiasi ne osserviamo, e’ un magico tutt’uno legato senza soluzioni di discontinuita’.
E’ chiaro che agli occhi odierni la forma quindi supera totalmente la sostanza, visto che l’Annunciazione della Madonna o La Madonna con Bambino non possono avere lo stesso valore semantico che potevano avere allora. Oggi si cresce con l’immagine, una volta l’immagine era data appunto dalle opere artistiche. Scultura, Pittura, Architettura. Tutto il senso della vita proveniva attraverso di esse, e le rappresentazioni che gli umili uomini di allora incontravano erano tutte in queste opere. Un valore quindi fondamentale nel modo di pensare e vedere il mondo attorno.
Tuttavia, nel marasma di immagini ed icone a cui siamo abituati, entrare ed osservare “il bello”, aiuta a ritrovare la via dell’oggettivita’, a scrollarci di dosso quel pericoloso relativismo che attanaglia il mondo culturale odierno.
Una Mostra che fa bene all’anima, come d’altronde ha sempre fatto bene, anche inconsciamente, camminare per Roma in mezzo alle sue infinite sorprese di scultura, architettura e pittura che aleggiano improvvisamente tra le sue strade, nonostante le polveri sottili e le disgustose linee squadrate di automobili di plastica made in China. Fortuna dell’Italia e di pochi altri luoghi, capace di mantenere un sapore di pura bellezza, tra l’infinita accozzaglia di bruttezza che l’uomo ha purtroppo deciso di sedimentare dal passato Secolo a questa parte.
Federico Armeni


