Divenuto un vero e proprio genere a sé stante, il cinema cosiddetto “manicomiale”, cioè ambientato interamente all’interno di un ospedale psichiatrico con protagonisti i vari pazienti, gli impiegati, gli infermieri, i dottori, ecc…, col tempo si è conquistato una larga fetta di pubblico. Ci sono degli esponenti più validi che si sono avvalsi di questo genere di “scenografia” per raccontare ben altro e cioè lo smarrimento dell’uomo a contatto con una realtà che non sente più sua, le più intime e recondite pieghe dell’animo umano, l’intolleranza nei confronti del diverso, le falle e le problematiche della società, i contorti meccanismi che stanno alla base della mente degli uomini. Partendo dal micro-mondo ospedaliero, dunque, si arriva al macro-mondo della vita in tutte le sue varie sfaccettature.