Recensione “Fatty macellaio”, di Roscoe Fatty Arbuckle (1917)

Scritto il 19 Maggio, 2010 in CINEMA, Recensioni Film fino al 1969

In una macelleria ne succedono di tutti i colori a causa di battibecchi più o meno furibondi tra gli spasimanti di una giovane ragazza, la quale viene spedita dai genitori in collegio. Fatty il macellaio, pur di ricongiungersi con la sua amata, si farà passare per donna per potersi iscrivere al collegio, ma anche qui ne succederanno delle belle.

Recensione “Il sepolto vivo”, di Roger Corman (1962)

Scritto il 19 Maggio, 2010 in CINEMA, Recensioni Film fino al 1969

Guy Carrel è ossessionato dalla paura di essere sepolto vivo, che lo trascinerà verso il baratro della depressione e della follia, tanto da trascurare la giovane moglie che tenta in tutti i modi di aiutarlo facendogli affrontare a viso aperto i suoi timori, incorrendo però nel risultato opposto. 

Recensione “La morte corre sul fiume”, di Charles Laughton (1955)

Scritto il 16 Febbraio, 2010 in CINEMA, Recensioni Film fino al 1969

Grandissimo capolavoro di regia e fotografia, ma non solo, “La morte corre sul fiume”, unica regia dell’attore Charles Laughton, è un noir dalle venature oniriche che affascina enormemente lo spettatore grazie alle straordinarie atmosfere create con un magistrale utilizzo delle luci e delle ombre, come da tipica tradizione espressionista tedesca, e con una serie di soluzioni registiche molto particolari (tutta la sequenza della fuga sul fiume è un inusitato spettacolo visivo e comunicativo).

Recensione “Tre passi nel delirio” (1967) di Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini

Scritto il 1 Dicembre, 2008 in Recensioni Film fino al 1969

Tre brevi film, ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe.
In Metzengerstein, diretto da Roger Vadim, un omicidio sarà fonte di rovina per una nobildonna senza scrupoli.
William Wilson, diretto da Louis Malle, racconta l’avventura di un ufficiale austriaco, costretto a confrontarsi con la sua metà socura.
Toby Dammit, diretto da Federico Fellini, è la storia di un attore alcolizzato, ossessionato da un misterioso richiamo.

Recensione “M il mostro di Dusseldorf” (1931) di Fritz Lang

Scritto il 22 Novembre, 2008 in Recensioni Film fino al 1969

L’alfabeto dei serial killer cinematografici, a differenza di ogni normale convenzione, comincia dalla lettera M, una lettera che basta da sola ad evocare cinema, arte, espressionismo tedesco ed il fischio inquietante di un assassino di bambini. M, come il meraviglioso film di Fritz Lang del 1931, girato quattro anni dopo un altro capolavoro dello stesso regista, Metropolis, nel quale curiosamente ricorre la stessa lettera iniziale. In questa pellicola il cinema si cimenta per la prima volta nella sua storia con la caccia ad un serial killer, un introvabile mostro di bambine che ha gettato nel terrore la città tedesca di Düsseldorf, un film nel quale Lang prosegue il percorso del cinema tedesco all’interno della corrente artistica espressionista, evidente nel forte contrasto del bianco e nero della fotografia e nell’uso delle ombre come minacciose sagome che si stagliano sui muri (è memorabile la silhouette dell’assassino su un manifesto, mentre avvicina la sua ultima vittima).


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