Festival di Roma 2011: Bilancio finale

Scritto il 5 Novembre, 2011 in Festival del Cinema di Roma 2011

È il day-after per la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, un’edizione che tanto per cambiare ha fatto un po’ discutere, un’edizione ritenuta un po’ sottotono dai più, ma che come sempre ha regalato delle perle, dei piccoli gioielli che ricorderemo a lungo. Una sala in meno rispetto agli altri anni, ma un coinvolgimento maggiore per quel che riguarda i cinema sparsi nella città (Embassy e Moderno), un Festival dunque che ha raggiunto anche coloro che non hanno avuto modo di spingersi fino all’Auditorium. Meno divi, e questo è il punto che ha suscitato più fastidio nella gente: meno divi significa anche meno gente, meno calca, meno partecipazione (così dicono), eppure i numeri di questo Festival affermano il contrario. In aumento rispetto alla scorsa edizione sia i biglietti venduti che l’incasso totale, segno di un Festival che, nonostante la crisi, non sta assolutamente agonizzando, come vorrebbero certi parrucconi della politica. Perché sono mancati i divi? La direttrice Piera De Tassis ha confermato la mancanza di fondi, e portare a Roma le star sarebbe significato spendere più di quanto preventivato. La gente è venuta lo stesso, i film belli non sono mancati, e questo è il dato che ci interessa maggiormente.

Festival di Roma 2011: Recensione “Un cuento chino” di Sebastian Borenzstein (Concorso)

Una mucca cade dal cielo, piombando addosso ad una giovane donna in barca. Già dall’incipit il film scatena risate e promette una tenera assurdità: Sebastian Borensztein mantiene la sua promessa grazie anche al solito magnifico Ricardo Darìn (indimenticabile protagonista dello splendido “Il segreto dei suoi occhi”), che aggiunge alla sua collezione di personaggi questo ferramenta introverso e a tratti misantropo, deluso dalla vita e dalle sue assurdità (che ritaglia e raccoglie quotidianamente dai giornali).

Festival di Roma (Giorno 9): Trionfo per “Un cuento chino”

Scritto il 4 Novembre, 2011 in Festival del Cinema di Roma 2011

È “Un cuento chino” il trionfatore della sesta edizione del Festival di Roma. Il film di Sebastian Borensztein vince infatti sia il premio ufficiale come miglior film, sia il premio del pubblico, unendo di fatto critica e spettatori, contro ogni previsione. Cadono infatti tutti i pronostici della vigilia, dal bistrattato “Une vie meilleure” (tra i favoritissimi della vigilia), che si è dovuto accontentare del premio al miglior attore, ai film italiani che sembravano certi di contendersi il premio del pubblico. Il premio della giuria è andato a sorpresa al discreto “Voyez comme ils dansent”, mentre un premio speciale della giuria è finito a “The eye of the storm”. Perché non sia stato premiato “Une vie meilleure” è davvero un mistero.

Festival di Roma 2011 (Giorno 8): Richard Gere chiude il Festival

Scritto il 4 Novembre, 2011 in Festival del Cinema di Roma 2011

Ultimo giorno. Ufficialmente la rassegna romana chiuderà i battenti domani sera, dopo la premiazione, ma il Festival del pubblico, delle proiezioni, della gente, quello dei red carpet, degli incontri, degli appuntamenti, insomma, il cuore pulsante del Festival si è concluso oggi, con l’arrivo di Richard Gere sul tappeto rosso. È stata una giornata in cui ognuno ha cercato di recuperare come poteva proiezioni mancate negli scorsi giorni (lo splendido “Nuit blanche” per me), è stata una giornata in cui la domanda più ricorrente, tra amici e colleghi, è stata inevitabilmente: “Chi vince?”.

Festival di Roma 2011: Recensione “Catching Hell” di Alex Gibney (Extra)

Alex Gibney, premio Oscar nel 2008 per “Taxi to the dark side” (anch’esso presentato nella santa sezione Extra di Mario Sesti), torna al Festival di Roma con un nuovo, bellissimo, documentario. “Catching Hell” racconta cosa significa essere tifosi, adepti di una squadra, e attraverso uno di essi in particolare, lo sfortunato Steve Bartman, riesce a delineare come lo sport non sia mai soltanto uno sport, ma un insieme di riti, di scaramanzie, di sfoghi, di paure, di sofferenze e, in rari ma indimenticabili casi, di gioie.


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