Anteprima: Recensione “La fine è il mio inizio”, di Jo Baier (2010)
“Babbo, cosa vedi quando guardi il mondo?”… “E la morte cos’è?”… Questi, tra gli altri, gli ameni interrogativi che il trentacinquenne Folco (Elio Germano) ha l’occasione di porre al padre Tiziano Terzani (Bruno Ganz) durante i lunghi colloqui che i due condividono prima che il famoso giornalista e scrittore (per anni corrispondente in Asia di Der Spiegel e colloboratore del Corriere della Sera e Repubblica) passi a miglior vita. La fine è il mio inizio è infatti tratto dall’omonimo romanzo autobiografico postumo che Terzani senior ha affidato alla cura del figlio, il quale ha poi deciso di ricavarne un film, firmandone la sceneggiatura insieme a Ulrich Limmer. La storia è per l’appunto quella del ritorno a casa di Folco, figliol prodigo richiamato dal genitore perché si faccia depositario di tutti i racconti e gli insegnamenti che questi vuole trasmettergli in vista del definitivo prevalere della sua malattia. Riprendendo i contenuti del libro, ed aggiungendo in più una cronaca della morte di Terzani, questa coproduzione italotedesca è palesemente animata dalle migliori intenzioni: per dare un’idea del coinvolgimento dell’intera famiglia Terzani nella realizzazione di questo progetto basti dire che la splendida casa di campagna in cui si svolge l’azione è la vera casa di famiglia di Orsigna, nel pistoiese. Dispiace un po’, perciò, dover cassare l’intera operazione, ma alternative davvero non ce ne sono.


