Reportage Cristiano De Andre’ alla Cavea Parco della Musica di Roma
Nell’arena esterna della struttura del Parco della Musica di Roma, in scena un grande musicista, polistrumentista, cantante: e’ Cristiano De Andre’. Per l’occasione, un concerto dedicato interamente alla musica del padre, l’eterno Fabrizio De Andre’. Da “Verranno a Chiederti del Nostro Amore” a “Smisurata Preghiera”, da “Anime Salve” a “Creuza de Ma”, fino a “Il Pescatore”, “Canzone di Marinella” e “La Canzone dell’Amore Perduto” due ore e mezzo di repertorio, riarrangiato e rivisto in chiave piu’ contemporanea e Rock.

Se c’e’ un artista che puo’ eseguire veramente le canzoni di Fabrizio de Andre’, e’ Cristiano De Andre’. Una persona cresciuta con lui, che suonava le sue canzoni gia’ a 12 anni, e che andava in tour a suonare tastiere, chitarre e violino col padre in tutta Italia. Cristiano ha nei geni la voce e la corporeita’ del padre, e le qualita’ di un musicista e una persona cresciuta con la buona musica anche se con gusti sicuramente anche diversi dal padre e per questo i riarrangiamenti dei brani sono diversi e molto piu’ simili e riconducibili alla sfera del Rock che non prettamente alla canzone d’autore.
Coadiuvato dallo storico tastierista di Zucchero, Luciano Luisi, i riarrangiamenti sono stati rivisti in maniera educata e rispettosa dell’originale, ma per forza di cose piu’ vicine al mercato odierno e ai gusti delle nuove generazioni. Ecco che cosi’ va in scena uno spettacolo che avvicina i vecchi lupi del ‘68 ai ventenni, tanto che tra gli spalti e’ un piacere enorme vedere uomini con occhiali e capelli bianchi cantare con ragazzi vestiti all’ultima moda, tatuaggio e orecchino.
Fabrizio De Andre’ d’altronde gia’ avvicina di per se’ - come fanno i piu’ grandi - le diverse generazioni, e se Cristiano puo’ portare dal vivo nuova linfa vitale alla sua musica, tanto di cappello.
Detto questo, nello spettacolo tutto esaurito all’Auditorium, il quartetto voce - chitarra - basso - batteria parte con “Megu Megun” e “Don Raffae’”, per poi fermarsi a introdurre la band e sulle motivazioni di tale tour in onore del padre, e ripartire con “Ho Visto Nina Volare” (nella versione di Zucchero, eseguita al Tributo a Genova 10 anni fa), e una “Verranno a Chiederti del Nostro amore” da brividi.

E’ proprio dalle emozioni di “Verranno a Chiederti del Nostro Amore” che il concerto riparte sul serio, dalle viscere dello stomaco dei 5mila presenti, che dal quel momento in poi cominciano a risentire le forti vibrazioni di quel poeta e cantautore magnifico che ci ha lasciato prematuramente e tristemente, ma forse in tempo per fuggire da questi tempi dove uno come Lui non avrebbe certo vissuto con pace interiore…
E quindi, dalla splendida ballata voce e pianoforte, con piccoli interventi di tastiere e piatti, e’ tutto un godere: “Se Ti Tagliassero a Pezzetti”, “Andrea”, “Quello che non ho”, “Un Giudice”, ognuna rivisitata spaziando dall’acustico al Pop, dal Blues al cantautorato.
“Creuza de Ma” cambia l’atmosfera del concerto, forte della sua magia tra sapore di Mediterraneo e canzone popolare, e insieme a “Anime Salve” e “Amico Fragile” portano l’atmosera alle stelle, e il livello del concerto inevitabilmente a uno spessore difficilmente raggiungibile.
Cristiano, come fece il padre, insegna a tanti divi e divetti della musica di oggi di ieri, ricordando che la musica e’ l’essenza, e se si fa i musicisti, la Musica (con la maiuscola), e’ una cosa seria. Rispetto a tanti nomi venuti qui a Roma a sedersi e ad eseguire il loro compitino (e chiedendo il doppio e il triplo per il biglietto), Cristiano da’ semplicemente tutto quello che puo’ dare, e quello che non si e’ riusciti ad avere questa sera puo’ soltanto essere per limiti dell’artista, e non certo perche’ si e’ risparmiato.
Bocca di Rosa, col violino portagonista e ricco di effetti elettronici, e’ la dimostrazione di come anche i grandi classici si adattino a riarrangiamenti “elettrici”, e le mani impazzite di Cristiano su quel violino che sembra una stratocaster, valgono da sole lo spettacolo. Emozioni forti, musica potente, la solita poesia del Faber, la voce perfetta del Nostro.
Ancora, “De Andre’ canta De Andre’” propone una versione di “Dormono sulla Collina” semplicemente spettacolare, in una versione progressive che sembra una colonna sonora, tra le splendide parole scritte dal Faber:
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate
sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
“Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?”

Nel finale ce’ ancora spazio per “A Dumenega”, canzone in dialetto genovese, e per una versione da coro da stadio della “Canzone dell’amore perduto”.
La serata e’ stata una vera festa, e Cristiano De Andre’ e’ riuscito con successo a sdoganare la musica impegnativa del padre in una nuova veste, anche se gia’ Battiato, Morgan e altri artisti hanno dimostrato con le loro cover che l’arte di Fabrizio De Andre’ e’ eterna e arrivabile a qualsiasi tipo di pubblico: basta tenere accesi i campanelli della sensibilita’.
foto e articolo di Federico Armeni

