Sugli autobus di Roma, continua l’inchiesta e i racconti sul servizio pubblico romano

Scritto il 19 Marzo, 2010 in Società

Gli autobus di Roma continuano a sorprendere l’inchiesta di Livecity, confermando la copertura terretoriale sempre piu’ efficente e al servizio del diritto dei cittadini alla mobilita’, cosi’ come e’ confermato il malanno piu’ grande di questa citta’: le lunghe file delle automobili negli orari di punta, che sottopongono gli orari dei bus a veri e propri tragici sfalzamenti (anche 40 minuti di attesa).

Cio’ che ha sorpreso negli ultimi giri fatti sui bus, precisamente prendendo le linee periferiche e notturne a Roma Ovest Portuense - Aurelio (98, 771, 785, 981, 985, 904, 028, 032, n6, n5, n14) e’ come i bus portino davvero ovunque in questa citta’, persino in strade dove il passaggio a doppia corsia degli autobus sarebbe impensabile, e contro le norme dell’Unione Europea (assenza di marciapiedi, carenza illuminazione, e strade non asfaltate a dovere).

Iniziamo quindi a descriverne i problemi riscontrati. Innanzitutto i Bus vanno con la citta’, e cosi’ si riscontrano i problemi classici di Roma, che essenzialmente, nelle periferie, riguarda l’assenza di marciapiedi. Ci sono fermate dell’autobus costruite su piedistalli impensabili, lunghi anche soltanto 3 metri, utili solo all’attraversamento della strada per andare nell’edificio accanto (a volte una villa, a volte un ufficio, a volte una casa di cura o un condominio), senza possibilita’ di fatto di fare una passeggiata in lungo e in largo nel posto dove si scende. Strade senza ciglio pedonale, pericolosissime oltre che sporche (ai lati della strada sempre bottiglie di plastica e persino immondizia). Da Via Boccea a via della Maglianella, dalla Magliana a Casalotti, inquietante il diritto negato alla mobilita’, e sicuramente, alla sicurezza (solo un pazzo potrebbe camminare su strade come quelle).

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Infine, per completare quest’altra puntata dei nostri reportage sui Bus romani e il servizio Atac, notiamo come i bus notturni siano da intensificare e da allungare in diverse tratte, vista l’esclusione di molte, troppe, zone della capitale. Se si vuole aiutare a smaltire il traffico, bisogna anche pensare a limitare l’uso dell’automobile di notte, in linea anche con la campagna di lotta all’alcohol (sicuramente sapere che c’e’ un bus che ti porta e ti riviene a prendere dopo una serata in discoteca aiuta). A Roma c’e’ ancora poca cultura dell’uso dei notturni, per ora troppo lasciati senza una vera pianificazione (ad esempio: come far pagare il biglietto all’ingresso dell’autobus di notte? Nessuno lo paga, eppure in Belgio o in Germania, tocca sborsare cifre fino a 3 euro per utilizzarlo, come il celebre “Noctis” di Bruxelles).

Notturni che a volte arrivano in posti impensabili e anche fuori dal raccordo anulare, e che dimenticano zone urbane e residenziali come l’Aurelio e il Portuense. L’n14 porta fino al campo nomadi di via Candoni, pero’ molti cittadini romani (il 40%), non sono coperti da tale servizio: sembra giusto che un romano che paga ovviamente da quando e’ nato tasse e spese per il suo Paese, non abbia un servizio che invece un nomade (che mai nulla ha versato o dato allo Stato Italiano) ha? Bene l’integrazione e bene l’aiuto che anche l’Atac sta dimostrando di dare agli emarginati, ma che non si dimentichi i romani, perche’ tutti i cittadini sono (dovrebbero essere) uguali.

Federico Armeni.