Recensione Mirco Menna & Banda di Avola - E l’italiano ride [Felmay, 2010]

Scritto il 8 Marzo, 2010 in Recensioni Dischi Pop, Rock, Jazz, Indipendenti, MUSICA

La credevamo morta. Credevamo fosse stata definitivamente benedetta e sepolta in quel di Sanremo da Pupo, Emanuele Filiberto e compagnia cantante. E invece la vecchia, cara canzone italiana è ancora viva… ma s’è andata a nascondere lontano per la vergogna. Dalla cittadina ligure, dove ogni anno cercano di darle il colpo di grazia, bisogna infatti andare a cercarla fin giù in Sicilia, in un paese che si affaccia ridente sul Mar Ionio, arcinoto per il suo squisito vino: il Nero d’Avola. È lì che il cantautore Mirco Menna da Bologna ha trovato terreno fertile per i suoi progetti musicali.

E l'italiano rideMa a quali abili maestri avrà affidato la propria musica sopraffina e i propri testi poetici ed impegnati il bravo Menna? Con quale formazione avrà deciso di accompagnarsi? Magari un quartetto jazz, o forse una più classica orchestra d’archi. Nulla di tutto ciò, perché a farla da padroni in questo cd sono i suoni squillanti dei clarinetti, delle trombe, dei flicorni e dei bombardini della Banda di Avola, diretta da Sebastiano Bell’Arte.
C’è armonia vera in questo cd in titolato E l’italiano ride. C’è musica schietta e sincera, c’è musica popolare… non populista! E c’è soprattutto simpatia: una simpatia che è sia gioia di stare insieme, sia – nel senso etimologico del termine – comune sentire e patire.
Con il suo sapore antico ma mai dismesso, il “sound” della Banda di Avola riesce a donare alle canzoni di Menna delle sfumature che sanno d’Italia. O perlomeno della parte buona di essa.
Ed è proprio quella meno buona che viene goliardicamente messa alla berlina in Evviva, pezzo forte dell’album. Un amaro ritratto dell’italiano che ride, scherza, canta e se ne infischia di tutto: “Viva l’Italia e viva la fregna / Chi ce lo impara e chi se lo insegna / Viva Gesù e viva Maria / Con tutta la coreografia”.
In alcune canzoni, come Ecco e Audaci rotte, non è difficile riscontrare qualche eco della poetica di De Andrè, vero e proprio faro per tutti i cantautori che, come Menna, hanno deciso di coniugare la canzone impegnata alla musica popolare. Apprezzabile, in Audaci rotte, la citazione di Canzona appassiunata di E.A. Mario.
Arguto e toccante l’omaggio a Gino Girolimoni, la più celebre vittima dell’effetto perverso che certa stampa può avere sull’opinione pubblica. Girolimoni, accusato negli anni Venti del Novecento di gravi delitti ed additato come mostro dai giornali, fu in seguito scagionato ma, nonostante ciò, ancora oggi il suo nome viene utilizzato come sinonimo di pedofilo.
È decisamente (o forse no…) più leggero l’argomento di Chi mi facisti fari?, in cui il cantautore inizia con l’interrogarsi sul rapporto tra la gallina e il porco nell’omelette al prosciutto, per poi divagare su argomenti più profondi. La canzone è anche l’emblema di come il bolognese Menna si sia eccellentemente appropriato della lingua siciliana.
E l’italiano ride è, sostanzialmente, un cd che dice quello che molti pensano ma non hanno le parole o l’audacia per dirlo. È la personale e riuscitissima scommessa di Mirco Menna di sposare la poesia alla tradizione musicale italiana.
Agli inizi dello scorso secolo la banda ebbe un ruolo importantissimo: far conoscere a tutti quella musica che era privilegio solo di chi poteva permettersi un palco all’opera, grazie agli arrangiamenti per banda di tanti capolavori di Verdi, Rossini, Bellini e Mascagni. Chissà che all’inizio di questo secolo non sia destinata ad avere un compito ancora più arduo? Quello di guarire la moribonda canzone italiana!
Viva l’Italia e viva… la Banda d’Avola!

Claudio Cavallaro