Reportage dalla Norvegia 2 - Lasse Thoresen trionfa all’”Osa Festival” di Voss

Scritto il 22 Novembre, 2009 in MUSICA, Spazio Classica

Secondo appuntamento con i Reportage dalla Norvegia di Alessio Elia, che ha seguito per noi l’Osa Festival di Voss, città della contea di Hordaland.

(Voss, 24 Ottobre 2009) Nella meravigliosa cornice naturale della città di Voss si è svolto l’Osa Festival nella settimana dal 22 al 25 ottobre.
Il festival, sin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1992, si propone di coniugare la musica classica colta con la musica antica e la musica folk, ed è considerato il più importante festival del genere in Norvegia.

Lasse ThoresenIl pomeriggio di sabato 24, svoltosi nella Nain Salen, è stato intieramente dedicato ai lavori del compositore norvegese Lasse Thoresen (1947 – viv.), insignito del prestigioso OSAPRISEN, premio conferitogli per la sua attività di elaborazione e utilizzazione della musica folklorica norvegese all’interno della musica d’arte.
Il Festival ha commissionato al compositore due nuovi brani per sestetto vocale a cappella, entrambi interpretati dall’ensemble vocale Nordic Voices.
Himmelske Fader e Tvetrall, questi i due lavori, sono stati entrambi eseguiti in prima assoluta nel pomeriggio musicale del 24 ottobre.

Come illustrato dal compositore stesso durante il discorso introduttivo ai brani, Himmelske Fader «si basa su un canto folklorico nello stile Crisitano-pietista. La melodia su cui il brano è costruito è attinta da una registrazione di Ragnar Vigdal (1913-1991) [musicista folk norvegese che ha raccolto numerosi canti tradizionali norvegesi]. Il canto è basato sugli intervalli di terza e settima naturali e poggia su un ritmo irregolare. Queste caratteristiche sono state inserite in una elaborazione polifonica della melodia».
Di grande interesse sono le parole che il compositore ha speso anche riguardo a Tvetrall: «è un Rull, una danza locale della città di Voss, di cui ho avuto notizia dalla cantante Berit Opheim durante una sua lezione all’interno del progetto Concrescence [Concrescence è un progetto elaborato da Thoresen, e si basa sull’integrazione di differenti tradizioni vocali]. Non viene utilizzato alcun tipo di testo, solo sillabe in uno stile vocale che imita le ornamentazioni del violino. La melodia passa gradualmente da una tonalità minore ad una maggiore, quest’ultima concentrata nel registro acuto, attraverso l’utilizzazione di un’intonazione naturale, che tende a preservare l’intervallo di terza naturale nel registro basso. Queste sono le caratteristiche che ho sviluppato all’interno del lavoro. La conclusione del brano oscilla su due differenti tempi ritmici e costruisce un dialogo teatrale tra i giovani uomini e le giovani donne».

Nordic VoicesIl lavoro Himmelske Fader utilizza numerose risorse timbriche delle voci. La sezione iniziale si apre con suoni gravissimi del basso, cui si uniscono sospiri e risonanze di canto armonico delle altre voci. Ampiamente presente la tecnica del fischio realizzato per mezzo dell’inspirazione, e la trasformazioni di questi suoni nel brusio del fonema “sh”, elaborazioni ottenute per mezzo del glissando. A queste sonorità si sovrappone la melodia del basso che esegue figurazioni melismatiche.
Una sezione centrale in stile omoritmico lascia in seguito spazio a sonorità a bocca chiusa. L’intiero lavoro può essere considerato come una sorta di madrigale basato su elementi folklorici.
Brilla la limpidezza del soprano Tone Elisabeth Braaten, nella ripresa della meravigliosa melodia del lavoro nell’ultima sezione. Il suono etereo della sua voce ben si fonde con le ricche sonorità d’insieme.
Di grande impatto acustico i colori dell’altro soprano dell’ensemble, Ingrid Hanken, il cui timbro corposo si fonde egregiamente con quello della Braaten, rappresentando un validissimo contraltare alla voce di questa.
Nella sezione centrale del lavoro è il caldo timbro del baritono Frank Havrøy a realizzare la melodia folklorica su cui il brano è costruito. Il colore della voce di Havrøy possiede caratteristiche tali da fondersi ottimamente coi i suoni gravi del basso e con quelli acuti del tenore.
Eccellente la performance del basso Trond Reinholdtsen nella sezione iniziale del brano, in cui i suoni gravissimi della voce creano atmosfere di profonda suggestione.
L’elemento melodico di base emerge in tutta la sua religiosità nei passaggi realizzati dal mezzo-soprano Ebba Rydh, che, col suo meraviglioso timbro vocale, conferisce al brano una dimensione di grande introspezione.
La chiarezza di timbro nel registro acuto e la calda, spontanea, sonorità nei registri medio e grave del tenore Per Kristian Amundrød conferiscono all’insieme una valida forza coesiva.

Il lavoro Tvetrall si distacca molto dalle caratteristiche del brano appena illustato.
Tvetrall è un lavoro di sorprendente vivacità, di gaio e puro divertimento, di scherzo musicale di sapiente e geniale fattura. L’impressione che se ne ricava all’ascolto (e alla visione) è di estatica follia sonora.
Il basso apre le danze (è proprio il caso di dirlo, dal momento che il brano si basa su elementi di una danza folklorica della città di Voss) con sonorità a bocca chiusa che si stemperano ossessivamente su un glissando verso il grave, sonorità a cui si alternano soluzioni timbriche realizzate mediante l’uso di suoni soffiati tra le labbra. All’ennesima reiterazione di tali comiche figurazioni, il baritono mostra evidenti segni di noia: ticchetta sul suo orologio da polso, gesticola stranamente, sbuffa. Improvvisamente tenore e baritono, oramai esausti, attaccano suoni di protesta indirizzati al basso che continua noncurante con le sonorità con cui ha esordito. Fischiettii ironici si aggiungono alle proteste dei due cantanti e nel momento di massimo culmine della comicità (è il caso di dirlo, dal momento che il pubblico risponde con sonore risa) irrompono nella compagine sonora melodie dal raro fascino, di eccezionale bellezza, che si innestano come momenti di puro idillio.
Ma anche queste meravigliose melodie offrono spunto di ilarità. Stemperate in figurazioni a trillo si prestano al ludico agitarsi delle voci in un costante scimmiottare i gesti delle voci.
La drammaturgia del lavoro è efficacissima anche nell’idea di utilizzare elementi percussivi prodotti dal battito dei piedi o dallo schioccare della mani, tutti elementi che ben si prestano al gioco musicale.
Sembra di sentire una versione moderna, seppur con tutte le differenze del caso, di un Festino nella sera del giovedì grasso avanti cena del Banchieri.
Tvetrall può in effetti essere considerato una commedia madrigalistica di stampo folklorico.

L’altro brano interpretato dalle Nordic Voices è Solbøn.
Come ci informa lo stesso compositore, il lavoro «si basa su una breve, arcaica melodia, registrata dalla cantante Berit Opheim, melodia di probabile origine precristiana. Il titolo significa “preghiera al sole”, ed è in effetti un’invocazione affinché il sole protegga, avvolgendoli, i bambini, le fattorie, i campi e il letto di seta della Vergine Maria. Il canto poi viene sviluppato anche mediante l’uso del canto armonico».
Il lavoro si articola su sei sezioni. La prima si muove attorno a sonorità di cluster, come un vibrante mormorio introduttivo.
I suoni sono tutti a bocca chiusa e da essi, di tanto in tanto, traspaiono brevi elementi sonori a bocca quasi aperta che lasciano intrasentire i colori timbrici delle voci. La seconda sezione presenta elementi imitativi, quasi a canone, che costruiscono una trama sonora che diviene poi sfondo per l’inserimento di parti a solo del mezzosoprano Ebba Rydh.
La terza parte del lavoro è invece incentrata sull’omoritmia, mentre la quarta e la quinta tornano al gioco imitativo delle voci.
L’ultima sezione sfoggia le meravigliose risorse timbriche del canto armonico cui si sostituiscono gradatamente suoni a bocca chiusa con i quali il lavoro termina.

Berit OpheimGli altri lavori di questa incantevole serata mettono in luce l’abilità tecnica ed interpretativa del soprano Berit Opheim Versto.
Sono tutti brani per voce sola tratti dal ciclo Helligkvad op. 19 di Thoresen.
Interessanti le parole del compositore al riguardo: «Helligkvad, significa “Canti Sacri”. È un ciclo di canti che utilizza risorse tratte dalla musica folklorica norvegese ed è suddiviso in due parti. La prima - op. 19a - utilizza testi in norvegese; la seconda - op. 19b - è invece in inglese. Nel 1988 scrissi un canto per voce sola utilizzando modi microtonali e tecniche ornamentali ricavati dalla musica arcaica folklorica norvegese sviluppata attraverso l’uso delle tecniche compositive classiche e contemporanee. A questo canto se ne aggiunsero altri negli anni successivi. A quel tempo non avevo nessuno che potesse eseguire queste melodie. Tre anni più tardi incontrai Berit Opheim all’Accademia Norvegese di Musica. Aveva la voce e le capacità di cui a lungo ero andato alla ricerca, dal momento che univa all’educazione musicale classica l’eredità della tradizione folklorica. Così successivamente negli anni scrissi molti lavori per lei. Durante il concerto organizzato dall’Osa Festival, la Opheim ha eseguito l’intiera op. 19a. Gli altri lavori dell’opus sono su testi di Bahá’u'llàh (1817-1892) e ‘Abdu’l-Bahá (1844-1921), fondatori della religione Bahá’í. Questi testi sono in arabo e in iraniano, tradotti in norvegese dall’inglese».
Il primo di questi canti è La meg næres av din skjønnhet ed utilizza abbondantemente la tecnica dell’ornamentazione melismatica e un’intonazione folklorica.
Il secondo è For menneskeheten e si sviluppa su due sezioni. La prima fa uso dei suoni gravi del registro di soprano con una costante presenza del melisma e dell’acciaccatura. La seconda si incentra sui registri medio e medio-acuto della voce con una coda fortemente concentrata su suoni acuti.
Il canto Skap i meg et rent hjerte si snoda invece sul registro medio della voce e su una vasta gamma di piani dinamici. Nella sezione in pianissimo la voce della Opheim riesce a restituire sonorità di diafana bellezza.
Forfrisk og gled min ånd unisce alla bellezza della melodia folklorica interessanti combinazioni ritmiche realizzate attraverso il battito del piede in una elaborazione poliritmica di grande interesse.
Gud bevitner at han er en mette in luce le abilità della Opheim nel registro medio e acuto.
O du som er mitt liv og lys affascina per le incredibile risorse dinamiche e timbriche. Inizia come un suono da lontano offrendo la sensazione che la voce sia in realtà in un altro luogo. A poco a poco, mediante particolari tecniche di emissione vocale, il suono si sposta dal suo colore “in lontanza” per diventare via via più delineato, facendo emergere chiaramente gli elementi sonori con cui il lavori si articola
Notevoli, in questo lavoro, le modulazioni vocaliche realizzate per mezzo di una tecnica interpretativa fuori dal comune.

Il livello qualitativo della serata è molto alto.
Le Nordic Voices incantano con la loro precisione esecutiva e con la bellezza dei timbri.
Medesime parole si spendono volentieri per il soprano Berit Opheim, che riesce a far convergere abilità esecutiva e bellezza dei suoni.

Il notevole successo riscosso in questa serata conferma gli ampi consensi da sempre tributati al compositore Lasse Thoresen, tanto che oramai egli può essere considerato non solo uno dei più validi esponenti della musica contemporanea scandinava ma anche dell’intero panorama internazionale.

A breve, su Livecity, il reportage del concerto del 25 ottobre.

Alessio Elia