“I went to the crossroad, fell down on my knees”… inevitabile che il pensiero corra a Robert Johnson. Il titolo originario di “Cross Road Blues”, registrata il 27 novembre 1936 in Texas (una canzone incisa nello stesso giorno in cui, sei anni dopo, sarebbe nato Jimi Hendrix non poteva che diventare “leggendaria”!), fu trasformata in “Crossorads” nel 1968 dai Cream: Eric Clapton (è lui a cantare), Jack Bruce e Ginger Baker aggiunsero anche un paio di strofe al brano, virandolo da blues a fior di labbra a tiratissima rocksong, dove la chitarra di Clapton raggiunse livelli di assoluta passione. Opera d’arrangiamento-trasformazione simile a quella operata da Jimi Hendrix con “All Along The Watchtower”, folk song di Bob Dylan, irriconoscibile dopo la cura del mancino di Seattle. L’incontro narrato in “Crossroads”, in cui Robert Johnson vendette l’anima al diavolo, avvenne in quello che nell’immaginario collettivo è ormai il più leggendario “incrocio” (“Crossroad”, appunto) nella storia dell’arte dei suoni. La musica, prima dal vivo e poi discograficamente, si evolve da sempre grazie agli incontri-scontri tra culture, tradizioni, sperimentazioni e ricerche anche di memorie perdute.