Recensione “Awake – Anestesia cosciente” (2007) di Joby Harold

Scritto il 19 Novembre, 2008 in Recensioni Film dal 2000 ad oggi

Il giovane rampollo di una ricca famiglia (Hayden Christensen), forte di intelletto ma debole di cuore, è in attesa di un nuovo organo che possa donargli una vita migliore.
Nel frattempo quei pochi battiti che gli rimangono continua a dedicarli alla giovane Sam (Jessica Alba), da pochi mesi al suo fianco.
Una relazione segreta, nascosta dalla luce del giorno per paura di un possibile rifiuto della madre, particolarmente attaccata al figlio dopo la prematura morte del marito.
Una volta trovato il nuovo cuore, al fortunato non resta che scegliere il medico che dovrà occuparsi della sua rinascita.
L’amico fidato Jack, che lo ha seguito durante il suo calvario, o l’antipatico amico di mamma, che può vantare attestati su attestati ma, a conti fanti, è un perfetto sconosciuto?
Scelta ovvia.
Meno ovvio è l’esito dell’intervento, o più precisamente dell’anestesia.
Paralizzato sul lettino, ma totalmente cosciente, il giovane sarà costretto ad affrontare la più tremenda delle avventure, scoprendo lungo il cammino orribili segreti.
Contrariamente a quanto volevano farci credere i trailer, Awake non è un horror, bensì un giallo.
Già questo basterebbe a cambiare le carte in tavola, spingendo a rivalutare gran parte dei pregiudizi iniziali.
Non è neanche un brutto giallo anzi, possiede due o tre colpi di scena azzeccati che riescono ad animare il plot, incentrato sul classico gioco delle scatole cinesi.
Purtroppo manca di plausibilità, ma questo era un rischio dietro l’angolo.
Basare un intero lungometraggio sul viaggio interiore di uno sfortunato costretto all’immobilità (cosa realmente possibile, stando a quello che dicono le frasi di apertura) non è certo cosa facile da gestire, ancor più se l’espediente narrativo adottato punta tutto sulle presunte potenzialità dell’anima, pronta a muoversi all’interno dei ricordi in una maniera tale che cerca di richiamare il Cronenberg di Spider, ma con risultati diametralmente opposti.
Un vero peccato perché le potenzialità della storia erano molte, come anche quelle della regia.
Ma tutto sembra affrettato e trattato con superficialità.
Se escludiamo l’interpretazione dei protagonisti (che si sono guadagnati due nomination ai Razzie Award), molte sono le cose potenzialmente irritanti.
A cominciare dalla sciatteria con cui è trattato l’ambiente ospedaliero.
Sale operatorie che necessiterebbero di una porta girevole tanto è il viavai, e anestesisti che tra un operazione e l’altra sorseggiano tranquillamente alcol dalla loro riserva personale, che ovviamente portano sempre nel taschino del camice.

Filippo Magnifico