Giovani, belli, abbronzati e… bravissimi! “Porgy and Bess” sbanca Santa Cecilia!

Scritto il 18 Novembre, 2008 in Spazio Classica

Tanto spontaeneo entusiasmo, nella sala Santa Cecilia del Parco della Musica, non lo si vedeva da tempo. Nel tempio italiano della musica sinfonica europea, la folk-opera tutta americana di George Gershwin fa saltare tutti gli schemi, regalando al pubblico uno spettacolo eccezionale.

Che l’atmosfera sia diversa dal solito lo si percepisce quando sul palco, assieme ai professori d’orchestra e al coro dell’Accademia, sale prima un banjoista e poi i quattro solisti: tutti giovani, belli ed abbronzati, come qualcuno – ahinoi! – definirebbe questi eccezionali maestri.

Il direttore, Wayne Marshall, è bravissimo nel dirigere senza partitura un’opera di grande difficoltà; lo è al pianoforte verticale interpretando Jasbo Brown che suona un blues sommesso; lo è nel saper portare l’orchestra dove vuole, trasformandola in una “big” big band.

Il pubblico, come prevedibile, si scioglie subito con la celeberrima Summertime, interpretata dall’ottima Indira Mahajan, qui nella parte di Clara, ma poi protagonista assoluta dell’opera nei panni di Bess. Malinconica e potente, la voce del soprano seduce e cattura, facendo quasi percepire il tepore estivo nel campo di cotone.

Le tematiche caratterizzanti della cultura dei neri d’America degli anni Trenta, l’America del Ku Klux Klan e non ancora del sogno di Martin Luther King, vengono rapidamente a galla, rese benissimo dalla passione interpretativa dei solisti, dell’orchestra e del coro.
Eccezionale la prova di quest’ultimo, che ben comincia con He-s a-gone, gone, gone…, mettendo in evidenza la propria versatilità e la bravura dei due solisti: il soprano Rosita Frisani e il basso Andrea D’Amelio. Anche il coro delle voci bianche si cimenta ottimamente nella breve ma pur difficile Sure to go to Heaven.

Pur senza scenografia, la Suite dall’Opera di Gershwin riesce ugualmente a far percepire al pubblico l’ambientazione delle varie scene: prima il campo di cotone, poi una spoglia casa di poveri lavoratori neri, poi ancora le rive del fiume di Catfish Row, l’isola di Kittiwah e così via. Tutto miracolosamente concentrato nella pur grande sala di Santa Cecilia.

Un encomio particolare merita Ronald Samm per la sua interpretazione di Sporting Life. Il tenore di Trinidad e Tobago – a proposito: l’originalità di Gershwin sta anche nel far interpretare al tenore la parte dell’antagonista cattivo e al baritono quella del protagonista buono – si concede anima e corpo al viscido predicatore, con movenze buffe ed una vocalità sempre in bilico tra il serio ed un faceto fatto di sguaiate risate e urletti in falsetto.
Ottima anche la prova del giovane Rodney Clarke nei panni di Porgy e della “mama” Angela Renée Simpson, cui vengono tributati lunghi applausi dopo le rispettive parti solistiche.

Una serata insolita, come ci auguriamo ce ne siano delle altre, per un giusto tributo al genio di Gershwin e alle sofferenze patite, e non del tutto ancora ripagate, dalle persone di colore in un mondo un po’ idiota che ancora non sapeva guardare oltre l’“abbronzatura”.

Claudio Cavallaro