Remo Anzovino in concerto a Villa Ada: il racconto
Circa un paio di anni fa avemmo il piacere di ascoltare e recensire il cd Dispari di Remo Anzovino, vero e proprio fenomeno della piattaforma musicale iTunes, sulla quale schizzò inaspettatamente al primo posto della classifica dei dischi di jazz a pochi giorni dall’uscita e dove ancora oggi gode di buona fortuna. Trovammo allora una certa difficoltà nel descrivere con le parole le sensazioni che quella musica ci regalò, così come oggi a fatica riusciamo a trovarne per il concerto cui abbiamo assistito lo scorso 30 luglio nell’ambito della manifestazione “Roma incontra il mondo” presso il laghetto della romana Villa Ada.
Quel che appare da subito certo è che Anzovino è un innovatore. E l’innovazione non è tanto nell’abbinamento della musica alle antiche immagini cinematografiche che scorrono alle spalle dei tre musicisti (Remo Anzovino al pianoforte, Gianni Fassetta alla fisarmonica e Marco Anzovino alle chitarre), quanto al fatto che quelle immagini, da mute, diventino parlanti grazie alla sua musica. Non si può rischiare di sbagliare: ascoltare le canzoni di Anzovino guardando quei filmati vuol dire capirne inequivocabilmente i contenuti, pur lasciando spazio ad una inevitabile e personale interpretazione.
Ed è così che si capisce il significato di Tabù, title track dell’album che uscirà a settembre per Egea e Carta da Musica. La musica, abbinata ad uno spezzone del film di Robert Joseph Flaherty, capolavoro del cinema muto degli anni Trenta, riesce a comunicare chiaro e forte un messaggio: la forza dell’amore può combattere e vincere tutto, anche un destino beffardo e crudele decretato da forze superiori.
Altrettanto chiari sono i messaggi contenuti ne I misteri di un’anima e in Cammino nella notte, il cui protagonista è il vampiro Nosferatu, sorpreso dall’alba mentre perpetra uno dei suoi delitti sanguinari. Bellissima è ¡Que vive Tina!, un tango lento dedicato alla fotografa, attrice e rivoluzionaria friulana Tina Modotti. La musica, malinconica e passionale, accompagna le foto cariche di inquietudine ed erotismo di una donna magnifica, che ha saputo combattere per una causa in cui credeva profondamente, e le immagini dell’incompiuto film ¡Que viva Mexico! di Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn sulla rivoluzione messicana del 1911.
Sembra che Anzovino diriga anche il canto delle cicale, che fanno da sottofondo alla sua musica nella gradevole serata romana, che prosegue con Dispari, già title track del suo album del 2006, e con la romantica e struggente Dove sei, in cui la fisarmonica di Gianni Fassetta si apre in un bellissimo canto venato di quella malinconia che è elemento caratterizzante – ma mai tedioso – dei brani del compositore di Pordenone. Di tutt’altro carattere ha Metropolitan, che accompagna uno spezzone del film fantascientifico Metropolis (1927) di Fritz Lang, frenetica come la città che prende vita nelle immagini, con negozi che aprono, gente che scende in strada, carrozze, vetture e tram che corrono in una metropoli ante litteram che tanto ricorda certe città di oggi.
Si ritorna a bomba al cinema di Flaherty, con quella che è forse la sua più celebre pellicola: Nanuk, cui segue Son, che celebra il rapporto tenero ed unico tra una madre e il proprio figlio, dal momento della nascita a quello dei giochi con gli altri bambini, e nel quale sono rappresentate tutte le razze e le estrazioni sociali, perché, come diceva una vecchia canzone forse un po’ distante dall’universo musicale di Anzovino: «Son tutte belle le mamme del mondo quando un bambino si stringono al cuor…».
Il trio continua a rapire l’attenzione del pubblico con La vita è quasi sempre la stessa, il cui finale velato di ironia riesce anche a strappare un sorriso, e con A mani nude. Il risultato finale è scontato: tanti applausi sono manifestazione di gradimento per un concerto sorprendentemente coinvolgente. Il calore del pubblico è tale da obbligare il taciturno e timido Anzovino a prendere la parola, ma il musicista non si smentisce: «Mi scuso se non ho parlato finora, ma mi sembra superfluo parlare quando c’è il cinema… e a volte mi sembra superfluo farlo anche senza cinema». Di poche parole ma di chiari e decisi intenti, il musicista regala ancora Amante, inclusa nel disco in uscita a settembre, Sambanero, unico pezzo in maggiore di tutto il concerto (!) e ancora Tabù, per poi salutare il pubblico romano con un mai scontato e sempre valido: «Viva la musica!».
E viva anche Anzovino.
Claudio Cavallaro
