Luca Chiaraluce e Fabrizio Bosso 4et & Lucilla Giagnoni al Piacenza Jazz Fest

Scritto il 1 Aprile, 2008 in Comunicati Locali

Mercoledì 2 aprile 2008, doppio appuntamento di prestigio al Piacenza Jazz Festival: ore 21.15, Luca Chiaraluce in “Itinerario” e a seguire Fabrizio Bosso Quartet & Lucilla Giagnoni in “Chet, viaggio al termine della musica”. Non mancate!

Mercoledì 2 aprile 2008
Spazio “Le Rotative” PC
(Intero € 16 – Ridotto € 14)

ore 21.15 - LUCA CHIARALUCE in ”Itinerario”
Luca Chiaraluce (chitarra / contrabbasso / pianoforte / batteria)

Polistrumentista, compositore, liutaio, scultore in legno, poeta… si rimane sconcertati nel leggere le note di presentazione alla performance di Luca Chiaraluce.

L’iniziale perplessità lascia subito il posto alla curiosità di vederlo all’opera. “Itinerario” è anzitutto un concerto jazz multimediale che vede Chiaraluce alternarsi nel suonare dal vivo strumenti da lui stesso costruiti, accompagnato da proiezioni digitali che lo riproducono mentre suona strumenti diversi.

L’effetto è unico, originale, debordante. Un itinerario artistico-artigianale poliedrico e poetico, semplicemente unico.

a seguire - FABRIZIO BOSSO QUARTET & LUCILLA GIAGNONI in “Chet, viaggio al termine della musica”
Progetto di Paolo Bignamini - Prodotto e diretto da Emilio Sioli
Lucilla Giagnoni (voce recitante) - Fabrizio Bosso (tromba) - Luca Mannutza (pianoforte) - Luca Bulgarelli (contrabbasso) - Lorenzo Tucci (batteria)

Uno tra più bravi trombettisti italiani, Fabrizio Bosso, si confronta con un progetto su Chet Baker, nei 20 anni dalla sua morte.

Con lui sul palco, l’attrice Lucilla Giagnoni impersona le tante donne di Chet; narra del suo percorso nel jazz, della sua progressiva immersione nell’incubo della droga.

Una proposta musicale che è un lungo viaggio nella notte di Chet Baker, la sua discesa agli inferi chimici, la sua incapacità dolorosa di amare, la sua ingenuità disarmante, la sua straordinaria fragilità. La storia di un viaggio attraverso l’America stupita, l’Europa, l’esercito, l’Italia.

Un racconto fatto di umanità, di musica maledetta, di una morte squallida, di un mesto funerale. Un racconto fatto dalle donne che l’hanno conosciuto, che l’hanno aiutato a vivere e morire, un po’ per volta. In queste testimonianze traspare tutta la vita sofferta, l’autenticità latente, l’astio trattenuto, la grandezza della sua musica.
So long, Chet.

Maggiori informazioni su www.piacenzajazzfest.it