Recensione John Mayall - Jazz Blues Fusion [1972]
Zitti, c’è John Mayall che suona!
Quando il Blues suona, il silenzio si impone. Non lo dico certo per emozioni personali. Non lo dico perché il Blues è il primo amico nei momenti di sofferenza e il primo a scuoterti nei momenti di esaltazione… No.
Lo dico perché quando il Blues ha l’opportunità di far uscire tutte le potenzialità dei musicisti, ci troviamo immersi in un miscuglio di suoni di chitarra, piano,
fiati, batteria e armonica irraggiungibile. Troviamo la massimaespressione della musica Pop / Rock, perché possono suonarla solo degli strumentisti con le palle, perché non lascia spazio alla retorica nei testi, perché la voce è sempre al massimo della sua espressione: non è possibile cioè sviare grazie a mezzi e mezzucci dalla qualità. E dall’improvvisazione, dal groove, dal mood della band: un Blues si fa anche al momento, e si improvvisa, si innescano alchimie particolari.
E’ per questo che John Mayall, con questo e altri dischi, è uno dei pochi
bianchi che dopo il periodo florido dei bluesmen neri d’America, è riuscito a portare
avanti una musica che altrimenti sarebbe vissuta solo in quei vecchi long playing.
In “Jazz – Blues – Fusion”, disco del ‘72 rigorosamente dal vivo (assolutamente da possedere),
Questa session, registrata tra New York e Boston, mette in mostra degli istrioni della musica, capaci di fare del proprio Vangelo la sola musica suonata e vissuta. Ben lungi dal mischiare sonorità “nuove”, o sperimentazioni che in quegli anni (inizi ‘70) andavano occupando (giustamente) la mentalità di tutti i nuovi musicisti. Mayall fa invece un “Blues Revival” mettendoci solo un po’ di classe in più rispetto al Blues rurale e sporco per eccellenza. Mayall ci mette un po’ di spirito “Inglese”, ponendo l’occhio quindi sui grandi assoli e le grandi performance dei singoli musicisti, ma cercando comunque un sound compatto, “da live”. Uno che insomma ci ha visto lungo sin dall’inizio, e a vederlo come mi è personalmente capitato quattro anni fa dal vivo, regala ancora incredibili emozioni: ancora oggi, dimostra che per un bluesman la parte più importante è proprio il live, come lo è per quasi tutte le musiche popolari del mondo (o quantomeno di origine popolare).
Come succede nella musica di radice africana, o nella bossa Sudamericana, nella Taranta italiana e via discorrendo, i gruppi mostrano sempre grandi performance e grandi musicistie il risultato è sempre un mix di diversissime trame sonore, che sono in grado di colpire tutti gli appassionati di musica al cuore.
Siccome il Blues è una di queste musiche “popolari”, non resta altro che starcene zitti e ascoltare: sarà il Blues ad entrare dentro di noi, senza chiedere alcun permesso! E scusategli l’arroganza… Ma se lo può permettere.
Tracklist:
2 Mess Around Mayall 2:50
3 Good Time Boogie 8:52
4 Change Your Ways Mayall 3:41
5 Dry Throat 6:40
6 Exercise in C Major for Harmonica 8:33
7 Got to Be This Way 6:52
Federico Armeni
Voto al disco: 8 / 10
