Recensione Buddy Guy - Slippin In [1994]

Scritto il 15 Gennaio, 2008 in Recensioni Pop/Rock

Someone else… Is slippin’ in!”. Buddy Guy


Buddy Guy, ovvero un nero d’America che porta avanti da 50 anni il Blues, e sempre in maniera diversa e rinnovata.

Slippin’ In è un album dello storico artista (settant’anni portati alla grande) nato a Los Angeles ma col cuore Chicago, che vede delle nuove strade armonico e melodiche, nonché un nuovo modo di approcciarsi al genere, più Pop che Blues, più Rock che Hard Rock. Forse un disco più morbido, che inevitabilmente, con la voce dell’artista in questione e il suono della sua chitarra, risulta come sempre cattivo ed energico. Per fare un esempio, andiamo subito a scorrere alcuni pezzi del disco: Trouble Blues è una ballata dal ritmo sensuale, in cui l’incidere del ritmo è scaldato dal cantato tra falsetto strozzato di Buddy e dalle note del pianoforte e dell’organo Hammond insieme, che arricchiscono un arrangiamento di raro splendore. Il brano si chiude sommessamente, regalandoci una di quelle ballate dirette, senza fronzoli, come solo il Blues sa fare. E non è un caso che al piano ci sia un signore che si chiama Johnnie Johnson (il pianista, per 28 anni, di Chuck Berry…)

Someone else Is Slippin’in è la perla dell’album, in cui il riff della chitarra elettrica è ossessivo, e il basso martellante. Il cantato è urlato come ai vecchi tempi dei “Buddy’s Blues“, e in una parte del brano è calmo e incombente, pronto ad esplodere del ritornello e nel grido: “Someone else is slippin’in!”. Le frasi solistiche di Guy dimostrano la grandissima espressività sia del suono che delle note suonate da questo formidabile e completo artista della musica moderna.

Quando si parla di un disco che deriva dal Blues, come sapete, è molto difficile scrivere una recensione: tale è la foga che ti trasmette, tale è la passione, e l’anima che senti in tutte le note suonate che è complicato trasmetterle con parole. Slippin’ in è proprio un disco con quella grande anima che tutti vorremmo in ogni disco, nulla è artefatto o costruito a tavolino, ma tutto lasciato alla bravura dei musicisti e alle capacità espressive del leader, qui Buddy Guy.

Volendo interpretare a modo nostro il titolo dell’album e del brano da cui il titolo prende, se c’è qualcuno che nella musica sta dormendo, questo certo non è Buddy Guy, che anzi è riuscito a tirar fuori un disco incoraggiante per l’intero movimento Rock - Blues, che dagli anni ‘80 è in crisi di identità, per forza di cose ancorato alle decine di grandissimi solisti e band che hanno saputo interpretare il genere in maniera divina. Buddy Guy continua a farlo…

Tracklist:

1. I Smell Trouble

2. Please Don’t Drive Me Away

3. 7-11

4. Shame, Shame, Shame

5. Love Her With A Feeling

6. Little Dab-A-Doo

7. Someone Else Is Steppin’ In (Slippin’ Out, Slippin’ In)

8. Trouble Blues

9. Man Of Many Words

10. Don’t Tell Me About The Blues

11. Cities Need Help

Federico Armeni.

 

Voto al disco: 8 / 10