Recensione Stefano Giaccone – Come un fiore [2007]
Molti di voi probabilmente ricorderanno Stefano Giaccone quale artefice fra i tanti della compilation del 2001, firmata Lilium Produzioni/Virgin Music, dedicata alla rilettura del repertorio di Luigi Tenco, dal titolo “Come fiori in mare”. In quell’album, Giaccone re-interpretava alla voce “Io vorrei essere là” con Mario Congiu a piano, chitarra, basso, armonica e arrangiamento.
Ora Stefano Giaccone torna con un disco tutto suo, frutto di un lavoro altrettanto corale che ha visto la partecipazione di interessanti musicisti dell’area indipendente come Tomi Cerasuolo e Gigi Giancursi, cantante e chitarrista dei Perturbazione, Dylan Fowler, gli Airportman, Ale Malaffo, Art. Nel ruolo di ideatore e catalizzatore ha dato lui stesso linfa al progetto con ben 6 brani su 10, tra cui spiccano anche due cover, “Adesso sì” di Sergio Endrigo e “Albion” del cantautore inglese Chris Wood.
Il fil rouge - anzi il fil noire, verrebbe da dire - dell’intero progetto, come si usava fare negli anni ’70 con i concept album, è un tema unico, una tematica piuttosto scomoda ed impronunciabile: la morte. «Non importa se si tratti di una morte causata dalla droga, piuttosto che dalla fame, oppure di un suicidio per disperazione – si legge nel comunicato stampa del disco firmato dal produttore esecutivo Pino Maio – la sensibilità di Stefano Giaccone, insieme a quella degli altri musicisti partecipanti, filtra con semplicità e dolcezza tutte queste storie così difficili».
Come dargli torto: questa tematica così macabra e forte si tinge di delicatezza e poesia, sia nelle musiche sia nei testi, via via che scorrono le tracce dell’album. Alcuni dei testi di Come un fiore sono reperibili sul sito www.la-locomotiva.com. Valgono la pena di essere letti, mentre si ascolta il disco: la musica, infatti, è minimale e totalmente in funzione della parte testuale. Testi e musica ricordano spesso cantautori come Tenco, Guccini (non per altro autore di “Canzone per un’amica”, sempre sul tema della morte), Testa e altri di stampo francese, dove la semplicità della musica fa da contraltare spoglio a testi arditi, roridi di poesia e lirismo puro. Racconti in musica di solitudine e morte, perché, come diceva il buon De André, “quando si muore, si muore soli” (da “Il Testamento” in “Vol. 3” del 1970).
La morte è un tema affascinante ed esoterico: cosa c’è di male a tirarne fuori un concept album essoterico ed altrettanto fascinoso? Niente, però – come potrete facilmente immaginare – è un disco duro, triste, per nulla “facile” e rilassante da ascoltare: tira fuori ricordi sopiti, smuove il cuore, fa commuovere le membra. Una scelta coraggiosa da parte di Giaccone, anticommerciale ma ben condivisa dagli altri interpreti del cd come auspicabilmente anche da quella parte di pubblico che ama emozionarsi ascoltando una musica più “impegnata” delle altre per poter poi anche riflettere ed interrogarsi su tematiche ostiche e scomode.
Come un fiore si apre con Cielo: un amico giovane che muore, un amico coperto da cento sciarpe granata, in una sala mortuaria, circondato da amici e compagni che alla fine si allontanano da quel posto freddo e disabitato, per tornare alle loro macchine, case, vite, sotto la pioggia battente. Un testo doloroso squassato da un sax dolente, dal fraseggio lirico. Leo tratta dell’uccisione di due gemelli di soli 6 anni da parte di un padre malato e sconvolto nella mente e nelle azioni da un’insana, inspiegabile paura della solitudine. Un tema dolorosissimo narrato attraverso un testo toccante ed una musica essenziale.
In Situazione difficile, una voce solitaria e confusa proveniente dalla radio di un agente della stradale fa da sfondo ad una storia di traffico, indifferenza e massacro. Un incidente molto grave, non si capiscono i particolari, ma un’ambulanza è in arrivo. L’indifferenza generale è squassata solo dal continuo, estenuante ripetere dell’agente di far attenzione perché è una situazione difficile. La musica è altrettanto ripetitiva e straniante. Ottunde mente e corpo, sensi e cuore. Come un fiore è più ritmata, sembra quasi allegra, in realtà narra di solitudine, tradimento e morte: come un fiore che cresce in petto e soffoca col suo profumo, la solitudine in cui lo hanno lasciato i deridenti amici del bar in seguito al tradimento della sua compagna spinge il protagonista di questa canzone ad uccidere la sua donna con un “coltello di sarcasmo”. Musica anche qui evocativa e spaziante, densa di bassi e carica di percussioni.
Mio fratello minore parla di lavoro ed emigrazione: vecchi ricordi di una Germania “Pane e Cioccolata” per molti emigrati italiani. Il funerale di una madre, i fratelli che si salutano frettolosamente alla stazione, il minore torna in Germania, il maggiore resta in Italia. Il maggiore ha da fare, un divorzio da regolare, una città da cambiare per lavoro e mente malata, però cerca di restare in contatto col minore, un paio di lettere l’anno per sapere come sta, regali a Natale e compleanni, ma nessuna risposta. Decide di andarlo a trovare, le abitudini del fratello minore non sembrano cambiate, arriva di domenica mattina davanti al suo uscio, ma non ce la fa ad entrare e poi non lo vuole disturbare, magari starà dormendo. Un giorno, però, dalla Germania chiama un avvocato: c’è bisogno di sapere chi è quel corpo che hanno trovato. Il minore è morto da tre mesi, l’immondizia riempie ogni stanza fino al soffitto e i regali sono ancora imballati, nessuno li ha scartati, non sono neanche più regali. Storia tristissima intessuta di una musica essenziale ed altrettanto toccante.
Adesso sì di Sergio Endrigo è una cover deliziosa di un grande artista accusato per un periodo di essere addirittura uno iettatore, solo perché da poeta scriveva canzoni tristi, toccanti, malinconiche, come questa. Ce ne fossero di poeti e musicisti in grado di creare un bozzetto sulla tematica della morte così sentito, lirico e nonostante tutto lieto e pieno di speranza come questo. Ascoltare questa splendida versione di Giaccone & Co. potrebbe stimolare alcuni ad andarsi a cercare qualche vecchio disco di Endrigo: ben venga. L’uomo dentro parla di un amico-musicista perso nel labirinto della povertà a causa di un divorzio difficile, la separazione dai figli, una malattia incurabile. Una musica sentita e ben compenetrata al testo fa da contraltare ad un racconto delicato e soave, lancinante ed intenso.
Albion è la storia, resa in musica da Chris Wood, di un padre e un figlio che di domenica mattina attraversano il parco e vedono impiccato ad un albero un giovane uomo con le mani lungo i fianchi, il sole del mattino negli occhi. Il padre dice al figlio che sta dormendo, in realtà si è suicidato per disoccupazione. Questo fatto, accaduto realmente durante il governo inglese della Thatcher, si contrappone all’immagine di alcune madri che, indifferenti a quel macabro fardello che pende da un albero a 50 metri da loro, spulciando con le dita i prospetti scolastici dei loro figli che nel frattempo stanno giocando liberamente nel parco, chiacchierano di quanto sia importante l’educazione per le nuove generazioni che stanno allevando. La musica è decisamente anglofona, quasi una ballata celtica.
Cassiopea ha un che di onirico e spaziante, sin dalle iniziali evoluzioni di piano. Un che di stellare e stellato come il cielo verso cui tutti noi tendiamo ad alzare lo sguardo, con i piedi ben piantati per terra. Una musica evocativa ed avviluppante, classicheggiante ed eterea. Ignazio/Flow è un altro strumentale che vuole essere la trasposizione in musica, leggiadra ed intensa, del racconto notturno della propria vita in Sardegna di un giovane ragazzo che l’anno successivo dirà basta e probabilmente si suiciderà. La morte in musica evocata da questo brano sublima un po’ tutto il trascorso musicale e testuale dell’album: alla fine il cd termina con un silenzio tombale, una pace eterna, nitida ed indistinta, scossa solo dal cinguettio bucolico degli uccelli. Magnifico.
Marco Maimeri
Voto: 7 / 10
