Recensione libro “Renzo Arbore, ovvero quello della Musica”

Scritto il 17 Ottobre, 2007 in Altre attività, informazioni e notizie

Non capitava da anni di poter parlare di un libro su un artista della musica “Pop” (parola purtroppo da usare sempre con molta attenzione, per l’accezione sbagliata che ha preso nella società di oggi, soprattutto in luoghi dove la critica musicale non esiste più o quasi, come l’Italia) come una vera propria opera letteraria.

L’autore del primo libro autorizzato sulla figura di Renzo Arbore viene da una scuola classica, diplomato al conservatorio in clarinetto, laureato al Dams “vecchio ordinamento” (tesi col dottor Borgna), e appassionatissimo di musica. Per le edizioni di “Raro!” - che per il ventennale ha compiuto l’importante passo di buttarsi anche nell’editoria vera e propria, e non rimanere confinato nella storica rivista di collezionismo musicale - Claudio Cavallaro ha inaugurato così il primo di una serie di libri di qualità. Andrea Tinari e Fernando Fratarcangeli, che insieme costituiscono l’anima di “Raro!”, fanno subito capire che anche parlando di musica leggera, di spettacolo, e di artisti moderni e contemporanei, non vogliono farlo con “la solita maniera”, ma piuttosto seguire il filo conduttore della critica musicale, culturale e storica. E l’investimento su un giovane è cosa a dir poco di grande valore.

Il libro su Renzo Arbore è così un confettino che ha precedenti solo in biografie su Battisti, De André e pochi altri. Renzo Arbore ha avuto la fortuna di avere un appassionato che seguisse la storia con maniacale attenzione, nonostante la giovane età di Cavallaro. Pur non avendo vissuto gran parte della storia dell’artista foggiano, la minuzia con la quale si rivanga nel suo passato, sin dal suo background, è degna di nota. D’altronde è ovvio che non possano essere solo coetanei di Arbore a scrivere su di lui. Grazie alle enorme risorse multimediali di oggi, si può sapere di tutto e di tutti in qualsiasi tempo. Cavallaro è la dimostrazione di come un giovane possa fare storia, di come possa vivere i tempi pur non essendoci, di come possa dir cose nuove anche alla vecchia generazione.

L’interessante incarnazione dell’autore nelle varie fasi del poliedrico artista (”musicologo, musicofilo e… musicofago”, come si legge nelle note di copertina), ci porta a scoprire lo scopo e le cause di Arbore. La società ne ha subito le conseguenze, ma poche volte ci si ferma a guardarne le cause scatenanti di certe operazioni.

Nel libro si dimostra come Renzo abbia portato alla luce pezzi di musica napoletana assolutamente dimenticata, e come il vizietto di “scopritore dello sconosciuto” ce lo abbia avuto sin dai primi tempi, quando faceva il dj e quando metteva i dischi in radio. Così, da colui che si fa portavoce de “l’altra musica”, Arbore è poi stato il baluardo de “l’altra televisione”, e anche de “l’altro cinema”. Nel prezioso volumetto si parla di tutto, si dà l’opportunità di segnarsi su un taccuino pezzi musicali, film, puntate dei programmi da poter ricercare poi per conto proprio. Il libro mette curiosità, perché spiega.

Cavallaro ha compiuto una operazione da critico vero, da giornalista, e non da biografo. Non ha ricamato tessuti sontuosi o aggiunto vesti decorate ai vestiti che invece porta Arbore. L’autore ne mostra gli stracci e a tratti le mutande. Smaschera, va a fondo. Nell’apprezzabilissima ricerca nei sentimenti e nelle sensazioni dell’artista grazie alle preziose interviste contenute nel libro (Arbore stesso), l’opera in questione sembra potersi esprimere come un riferimento del tempo.

Un riferimento perché ad esempio parla di un artista in maniera completa, riconoscendogli quello che gli è dovuto, prima della sua morte. Evita lo squallido filone della celebrazione, rifugge dal voler dire: “ve l’avevo detto”. Dice, dimostra, racconta, formula tesi, e ne definisce il contesto. In conferenza stampa ci fu modo per ironizzare (grazie allo spirito positivo e leggero di Arbore) sul fatto che per fortuna questo libro avviene ora, per dar qualcosa a un artista ancora più che attivo, e non quando è rincoglionito o quando non c’è più (basti pensare che da quando Pavarotti è morto i dischi venduti sul tenore sono aumentati del 300% in tutto il mondo)!

Non manca davvero nulla poi: la discografia, le foto esclusive, i testi delle canzoni. Probabilmente manca soltanto una edizione con il cd delle canzoni, e con qualche video delle apparizioni video più significative. Ma chissà che, se il libro avrà il successo che merita, verrà un giorno pubblicato. Da leggere.