Nei negozi “Renzo Arbore, ovvero quello della Musica”, di Claudio Cavallaro, Raro Edizioni

Scritto il 2 Ottobre, 2007 in Speciali e Interviste, Notizie e Comunicati Nazionali

La conferenza stampa di presentazione del primo libro autorizzato su Renzo Arbore, è una occasione per parlare di tante cose, per radunare vecchi amici, e parlare di musica, di storia, e, naturalmente, di “Quello della Musica”.

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“Come non chiamare Renzo Arbore “Quello della Musica”? Lui è un musicista, è un musicologo, è musicofilo, e musicofago! Si nutre di musica, e lo ha sempre fatto con cultura e passione insieme”.

Claudio Cavallaro, autore del libro, da oggi nelle librerie, per la Raro Edizioni.

“Renzo Arbore è il pifferaio magico, dove dietro al suo clarinetto seguono i topi e i bambini, i topi rimangono indietro e i bambini invece arrivano avanti. Claudio è un bambino, che lo ha seguito, lo ha emulato, e oggi forse nessuno più di lui poteva incarnare la figura din una generazione che è arrivata a un certo tipo di musica grazie alla figura di Arbore”.

Michele Bovi.

“La musica napoletana non sarebbe arrivata al grande pubblico senza Arbore. C’è l’accademia, ma c’è anche chi come lui fa da tramite tra la scuola accademica e l’arrivabilità di una musica altrimenti dimenticata”.

Gianni Borgna.

“Claudio ha compiuto un lavoro preciso, ha ripercorso passi della mia carriera che nemmeno ricordavo, e ha fatto un’opera che serviva anche a me, per fermarmi ogni tanto a guardarmi indietro, e dire: quanto sono stato bravo!”.

Renzo Arbore.

Come potete capire, c’è stato tantissimo materiale al fuoco per una conferenza stampa (alla libreria dell’Auditorium Parco della Musica) piena di contenuti e spunti positivi. Tolti gli imbarazzi iniziali, della classica presentazione di un libro, c’è stata occasione per fare anche “l’altra conferenza”.

Come sottolinea Renzo, infatti, egli è stato un personaggio sempre caratterizzato da “l’altro”, cioè ha sempre fatto “l’altra musica”, recuperandone pezzi e passaggi dimenticati o comunque ignorati, “l’altro cinema”, facendo film improbabili come “il Pap’occhio”, “l’altra televisione”, andando in onda con trasmissioni di rottura e assolutamente fuori qualsaisi schema predefinito.

La musica ha sempre impregnato tutto. Ciò che rende il libro di Cavallaro un passo importante per la bibliografia musicale contemporanea, è che non ha scritto una biografia, un qualcosa che celebra un artista e che cerca in tutti i modi di portarne avanti degli elementi positivi piuttosto che altri. Cavallaro fa storia, fa cultura, ripercorre in parallelo storia della musica napoletana e storia dello swing con le operazioni artistiche compiute da Arbore. Non vuole entrare nei meriti, e se lo fa lo fa esplicitamente, mettendosi in primo piano.

Questo libro è affrontato da critico, e ci fa capire come, una volta asciugati i contorni della carriera di Arbore (chi ha mai detto che non ci siano anche cose meno riuscite sotto il profilo artistico?), rimanga ciò che è più importante. Arbore ha una storia, Ha fissato dei paletti che non sono mai stati più tolti. E’ riuscito a inventare. E’ riuscito a diffondere. Ha comunicato sempre e comunque, sotto varie forme, da dj, da showman, da musicista. E non bisogna certo aspettare che un artista muoia per ricordare quanto sia stato bravo (prassi squallidamente praticata purtroppo dall’intera critica, italiana e internazionale, di tutti i tempi)

Quando la tv bistratta la musica, lui la mette come parte imprescindibile (basti pensare che ogni trasmissione di successo che ha fatto, ci si ricorda piùla sigla che non altro… pensate a “Ma la notte no” o “Cacao Meravigliao”), quando in radio si trasmette solo Orietta Berti, lui mette i Beatles e Ray Charles. Il libro focalizza l’attenzione sull’importanza della rivalutazione della musica napoletana, e di un repertorio che rischia di andare completamente perduto, e che il solo Arbore non può certo rivitalizzare completamente. Oggi conosciamo tantissime canzoni del passato grazie a lui, e se un giovane canta “Una vecchia mattonella”, lo si deve solo che a lui.

Fernando Fratarcangeli, direttore responsabile della casa editrice “Raro!”, che esordice col primo di una lunga serie di libri critici e ultra specializzati sulla musica (il prossimo sarà una raccolta di più di 70 interviste esclusive su alcuni dei più grandi artisti della musica moderna) con questo gioellino di Claudio Cavallaro, ci tiene a sottolineare come la qualità e lo spazio a progetti di veri contenuti siano gli elementi portanti di questa avventura iniziata con il ventennale della storica rivista di collezionismo e recensioni.

Nei prossimi giorni pubblicheremo la recensione del libro, e una breve intervista a Renzo Arbore e all’autore Claudio Cavallaro, che, ricordiamo ha soli 26 anni. Evidentemente ben spesi.

Auguri a questo progetto di “Raro!”e al libro “Renzo Arbore, ovvero quello della musica”. Speriamo siano in tanti a leggerlo, ma come dice Renzo, in un pezzo scritto con Greg: “Meglio poter dire lui non c’era tu non c’eri! Che bisogno c’è di stare in tanti come in tv?”

Federico Armeni

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