Reportage Franco Battiato all’Auditorium Parco della Musica

Concerto di Franco Battiato a Roma, dove propone alcuni brani dell’ultimo “Il Vuoto”, regala forti emozioni con il quartetto d’archi e la band al gran completo, tra classici recenti e remoti del suo immenso repertorio. Come sempre un successo, anche se con qualche neo.
di Federico Armeni.
Concerto del tutto particolare per Franco Battiato alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Come al solito l’artista siciliano si impegna a fare dei concerti ” a tema”, e a regalare un’atmosfera diversa a seconda della location e a modificarne il corso a seconda della risposta del pubblico.
Ormai il pubblico dell’Auditorium ci ha abituato a una risposta piuttosto fredda, da ascoltatori puri, da attenti osservatori, ma che non interagisce molto oltre l’applauso con l’artista in questione. Pensiamo ai concerti magnifici di Patti Smith e di Joe Cocker (addirittura sontuoso), dove la gente è rimasta composta ai propri posti fino alla fine.
Anche per Battiato, a parte il finale dedicato a Cuccuruccu e Centro di Gravità, la gente ha risposto con gli applausi alla carrellata di grandi classici che venivano eseguiti con dovizia da una band preparata e ben amalgamata.
Non era facile unire un quartetto d’archi e due band rock insieme sullo stesso palco (gli Fsc ele Mab) ad eseguire i brani, insieme al fedele compagno di viaggio Angelo Privitera (tastiere) e Carlo Guaitoli al pianoforte.
Il concerto è iniziato dedicando ampio spazio alle cover di Fleurs, omaggiando Tenco, Aznavour e De André: Franco seduto, accompagnato dal quartetto d’archi e dal pianoforte. Dopo la prima parte molto rilassata e rilassante, entrano in scena gli Fsc e le Mab: si fa sul serio. Il rock a volte tendente al pop (Di Passaggio, Strani Giorni), talvolta all’ethno music (Il Cammino Interminabile, Caffè de la Paix), altre volte verso l’elettronica (La Stagione dell’amore, riproposta nello splendido primo beat) e l’acid Rock (Shock in my Town, Tra Sesso e Castità). Poi La Cura, E ti vengo a cercare- a ricordare come Battiato abbia scritto delle canzoni d’amore vere e sentite senza paragoni - e i brani dell’ultimo disco, che dal vivo rendono molto meglio, e emozionano e colpiscono: Aspettando l’estate (momento migliore del concerto insieme a Il Cammino Interminabile e Strani Giorni), I giorni della Monotonia, The Game is Over e Niente è Come Sembra, canzone che darà il titolo al film in uscita, probabilmente in concorso alla Festa del Cinema di Roma a settembre. Poi Stranizza d’amuri, splendida canzone cantata in siciliano (Battiato scherza: “e ora una canzone in romanesco!”)
Se l’ultima volta Battiato aveva trionfato a Fiesta con un affetto fuori dalla sua stessa immaginazione (30mila persone che cantavano, sembrava di stare a Woodstock!), questa volta l’artista siciliano se ne va con sensazioni diverse, da un luogo dove ha comunque trionfato (tutto esaurito e stracolmo anche di gente “extra”: corre voce che sono stati venduti più tickets d quelli in vendita per quanta richiesta ci fosse!), ma da dove non ha assorbito le stesse magnifiche vibrazioni positive di una festa di musica come fu lo scorso anno. Piuttosto ha eseguito e regalato al pubblico uno spettacolo, che lo ha ascoltato con attenzione, che lo apprezzato, e lo rispettato dall’inizio alla fine, senza particolari clamori o eccessi. Forse era quello che voleva anche lui, così attento agli spazi e al silenzio attorno a sé.







