Rolling Stones live a Roma, impressioni di Luglio…
Rolling Stones a Roma. Un evento. Quando si parla di evento si parla di un avvenimento momentaneo, con una data precisa nel tempo, che si mette in risalto per il suo effetto e le sue conseguenze, ma soprattutto perchè si stacca per importanza dall’orizzonte apparentemente uniforme della quotidianità. Questo è un evento, ma non solo per questo il concerto dei Rolling Stones allo stadio Olimpico è stato tale…
Scenografie imponenti, fuochi d’artificio, grandi ospiti (tra il pubblico presenti anche il sindaco di Roma Veltroni e il grande regista americano Martin Scorsese), maxischermi e la solita, indescrivibile, carica. Start Me Up: Mick Jagger sembra immortale, corre da una parte all’altra del palco, in lungo e in largo, senza fermarsi mai. Balla, salta, urla, prende letteralmente per mano lo show e trasmette la sua elettricità ai fan in delirio. Al suo fianco, come sempre, Keith Richards: ha il fascino del pirata, quel suo modo di curvarsi sullo strumento e la sua flemma leggendaria lo circondano di un alone mistico, la sua chitarra è incendiaria e fa vibrare le corde del pubblico.
Passano i minuti, le canzoni e le emozioni si accumulano; improvvisamente la parte centrale del palco si stacca dal resto e per mezzo di un binario attraversa l’erba dell’Olimpico, portandosi sotto la tribuna opposta: la band è ora circondata dai suoi migliaia di fedeli, ancora avidi di rock n’ roll.
Parte un giro di chitarra, uno dei più famosi, conosciuti e amati della storia della musica: è il classico momento da brividi, è il momento di Satisfaction. Jagger sembra non riuscire più a placare la sua energia, e quando il pubblico intona all’unisono il ritornello (“I can’t get no!”) sembra che l’Olimpico stia per cadere giù. Richards calca il riff della canzone con micidiale maestria, il tempo sembra fermarsi per poi ripartire velocissimo. Si respira la magia dei grandi concerti.
Il palco torna indietro al suo posto e per il gruppo è il momento dei grandi classici: Jagger si veste di rosso e nero, ed è ancora delirio con Simpathy For The Devil. Quindi Paint It Black, Jumpin’ Jack Flash, per citarne alcune.
Freneticamente, la serata scivola via come le dita di Keith Richars sulla chitarra elettrica: il momento del congedo, con tanto di fuochi artificiali, si consuma tra gli applausi e le urla di uno stadio Olimpico elettrizzato dall’esperienza Rolling Stones. Gli anni sembrano non passare mai per questi quattro diavoli immortali, e come dice un proverbio inglese: su una pietra che rotola non cresce mai il muschio.
Foto e articolo di Alessio Trerotoli

