Zucchero, le sorprese “Cubane” di un tour tra afroamerica, radici e sassolini nelle scarpe (come la cover di “With or Without You”)
“La Session Cubana” come occasione per raccogliere soddisfazioni del suo oramai enorme repertorio (30 anni di carriera e successi internazionali senza pause), e essere libero di omaggiare alcuni dei suoi brani preferiti.
Zucchero è sì la star che conosciamo, ma a differenza di tantissimi del settore, è un grande appassionato di musica, che non ha smesso di seguire il lavoro degli altri artisti, che non ha mai quietato la curiosità per le nuove band e i nuovi suoni, cercando egli stesso quei produttori che lavorano nei dischi che gli piacciono (ultimamente Moby, Coldplay, Killers).
Forse per questo, aldilà del singolo da radio che rende l’immagine di un artista più o meno uguale per decenni (lo stereotipo purtroppo serve quando si lavora nel marketing e nelle vendite a grande scala), Zucchero ha cambiato ogni disco, ogni tour, ogni volta.
Inutile rifare la sua storia e ricalcare i cambiamenti dagli inizi a “Bluesugar”, da “Shake” a “Chocabeck”.
Sino, appunto, a “La Session Cubana”, ultimo colpo non solo di immagine ma di intenzioni per un Adelmo Fornaciari che voleva riproporsi al centro di una grande band, e di session men da paura.
I musicisti Cubani della sua “Sesion Cubana” sono autentici animali da palco, e il muro del suono grazie a percussioni, fiati e chitarre, è spaventoso.
Il tour internazionale ha riscosso sold out nelle principali città della musica, e non certo in quartieri di provincia. Dalla Royal Albert Hall di Londra alla O2 World Arena di Berlino, un pubblico internazionale assedia l’artista italiano, evidentemente individuato tra gli eredi di un certo “classic blues rock” che in passato è stato portato da Joe Cocker, Eric Clapton, Rod Stewart, Van Morrison e via dicendo, ma che paradossalmente non ha eredi nei loro Paesi d’origine, ma lo ha in un loro “fan” italiano.
Ed ecco che proprio dalla sua grande passione stanno nascendo un sacco di cover interessantissime. Già nel suo ultimo album ce ne è una, “Never is a Moment”, che fa venire i brividi. E in Chocabeck c’è quella “God Bless The Child” che chiude il disco e che all’estero ha avuto un successone, nonostante in italia la gente manco sappia cosa sia.
Tra le cover che sta portando in giro c’è “With or Without you”, del suo amico e collaboratore Bono Vox (già dal ‘92 il leader U2 gli scrisse il testo in inglese di “Miserere”, per poi tornare 16 anni dopo con “Blue”). Così bella e ben suonata, progettata, arrangiata, da farci prepotentemente chiedere: quando una versione studio, con un produttore di quelli che Zucchero sa, e magari proprio con Bono in studio?



